UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA

UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA

La notizia ci è arrivata qualche tempo fa, ma abbiamo preferito aspettare a condividerla. L’emergenza inaspettata provocata dalla pandemia richiedeva di dedicare ad altro le nostre attenzioni e le nostre comunicazioni. Ora che siamo in una nuova fase, benché l’emergenza non sia ancora superata, pensiamo sia arrivato il momento di raccontarvi l’esito di una storia che tutti voi conoscete. Una storia che ci ha fatto soffrire molto come professionisti del Counseling, perché l’abbiamo vissuta come una profonda ingiustizia.

Ricorderete quei video denigratori della nostra professione che vennero messi in Rete circa 2 anni fa dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, ripresi (e poi rimossi) persino da qualche testata giornalistica. Con un approccio tutt’altro che neutro o disinteressato, il giornalista autore di quei video mirava a screditare il nostro lavoro attraverso la ripresa di alcune persone inquadrate con telecamera nascosta e volto oscurato.  

Ai Counselor non veniva concesso nel servizio alcun diritto di replica, nessuna possibilità di esprimere il proprio punto di vista o anche solo di verificare i fatti raccontati. Fatti che ovviamente non rappresentavano e non rappresentano in alcun modo la realtà della nostra professione, esercitata in tutta Italia da migliaia di iscritti che si sottopongono ad una rigorosa formazione e supervisione per la verifica continua delle competenze, animati da grande passione e rispetto degli ambiti e delle competenze altrui.

Pertanto, riconoscendoci fortemente nei principi della correttezza deontologica e della libera informazione, come Reico abbiamo deciso allora di rivolgerci all’ordine preposto a vigilare sul comportamento dei propri iscritti, segnalando con grande rispetto una condotta che sentivamo onestamente non coerente con quei principi. Ebbene l’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha accolto il nostro esposto con estrema attenzione, ha esaminato il caso con rigore e ha deciso infine di comminare al giornalista, attraverso il proprio collegio di disciplina, la severa sanzione della “censura”.

Secondo l’Ordine dei Giornalisti, il servizio è “stato svolto in palese violazione della norma elementare del contraddittorio tra le parti e realizzato in forma subdola, utilizzando addirittura un’attrice per dequalificare una professione. Ricorrendo quindi ad artifici”. “Grave – prosegue la delibera dell’Ordine – che i Counselor non siano stati almeno contattati dopo le riprese video con telecamera nascosta per rispondere alle accuse a loro mosse dal rappresentante dell’ordine degli psicologi. In linea teorica potrebbero essere anche loro semplici attori o Counselor improvvisati e non professionali”.

Insomma, avevamo ragione. Siamo stati vittime di un’operazione scorretta. Abbiamo subito un’ingiustizia, ma non ci interessa la rivalsa, né la polemica. Oggi come allora. Ci interessa poter continuare a lavorare seriamente, nel rispetto delle regole e dell’amore per la nostra professione. È una questione di rispetto. Una questione di giustizia.

Maria Cristina Falaschi Presidente