Un contributo alla diatriba Counseling – Altrapsicologia

Un contributo alla diatriba Counseling – Altrapsicologia

Come molti di voi sapranno in questi giorni Altrapsicologia ha sentito la necessità (dopo mesi di silenzio) di diffondere la sua posizione sul counseling (come se non fosse già nota) con un comunicato firmato da tutto il suo gruppo dirigente. Se non lo avete ancora letto lo potete trovare a questo link: http://www.altrapsicologia.it/editoriali/counseling-counselor-attivita-formative-annesse-la-posizione-altrapsicologia/
I colleghi di AssoCounseling hanno prontamente risposto e qui potete leggere il contenuto prodotto dal Consiglio direttivo nazionale dell’Associazione di Categoria di Counseling https://www.facebook.com/notes/assocounseling/per-un-dibattito-sullepistemologia-del-counseling-la-risposta-di-assocounseling-/10153889934441548

Senza entrare troppo nel merito di quanto sostenuto in entrambi i comunicati (trovo che la risposta di AssoCounseling già lo faccia in modo egregio) vorrei però portarvi la mia esperienza personale sperando che questa possa, in qualche modo, costituire un contributo al dibattito. Sono un counselor da quasi 20 anni. Da quasi 20 anni ricevo clienti, faccio gruppi di counseling, dirigo una Scuola di formazione in counseling. Da quasi 6 anni invece presiedo un’Associazione di Categoria di Counseling piuttosto importante in quanto a storia (è una delle più “anziane” e all’epoca fu la prima ad essere fondata interamente da counselor), numero di soci iscritti e impegno nel counseling, e cioè Reico.
Ho sempre lavorato in sinergia e al fianco di psicologi, psicoterapeuti, coach, mediatori familiari e molte altre figure simili che si dedicano a vario titolo alla relazione d’aiuto. Nella mia realtà locale in quasi 20 anni ho inviato a psicologi e psicoterapeuti un elevato numero di clienti, favorendo lo scambio e sapendo riconoscere quando avevo anche solo il sospetto che quel tipo di lavoro con quel tipo di persona avrebbe travalicato le mie competenze (poi ci torneremo su questo argomento). E ho avviato una “rete” di collaborazione e scambio con reciproca soddisfazione con molti professionisti diversi da me. Potete immaginare il mio stupore quando, avendo accettato di diventare Presidente Reico, mi sono imbattuto in posizioni come quelle di Altrapsicologia o alcune persino più drastiche. Le tre cose che più mi scoraggiano in queste posizioni sono la mistificazione della realtà, la presunzione autoreferenziale e l’incapacità di confrontarsi. Vediamole una per una.
1) La mistificazione della realtà: Altrapsicologia mistifica la realtà (cioè in parole povere non dice il vero) laddove dice che il counseling è riservato agli psicologi e che gli atti tipici dello psicologo sono di esclusiva proprietà di quella professione.
NON E’ VERO che il counseling è riservato agli psicologi. Non lo è in NESSUN PAESE DEL MONDO e, ad oggi, non lo è neppure in Italia poiché non vi è nessuna legge che lo afferma. La sentenza del Tar, tanto strombazzata, non dice questo in NESSUN PASSAGGIO.
NON E’ VERO che gli atti tipici dello psicologo sono di esclusiva proprietà di quella professione.
La citata sentenza del TAR (la cui sigla sta per Tribunale AMMINISTRATIVO Regionale e dunque organo non autorizzato a decidere se una professione sia lecita o meno) viene sempre utilizzata a meri scopi propagandistici, omettendo due importanti verità e cioè: a) che si tratta di una sentenza di primo grado a cui non solo le Associazioni di Categoria di counseling ma persino (evento assai raro) il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero della Sanità hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato; b) nella suddetta sentenza è chiaro che il counselor, come chiunque altro non psicologo, non possa svolgere attività riservata per legge agli psicologi, pena incorrere nel reato di cui all’art. 348 CP, ma ciò non significa affatto che le attività svolte dai counselor siano riservate agli psicologi né la sentenza lo afferma in nessun passaggio. La sentenza semplicemente dispone la cancellazione di AssoCounseling dagli elenchi del MISE di cui alla legge 4/2013.
Qui subentra un po’ di ignoranza giuridica (o di malafede?) e pertanto è necessario fare chiarezza. Uno dei capisaldi del nostro ordinamento giuridico è che tutto ciò che non è espressamente vietato è permesso. Nel diritto penale esiste il cosiddetto principio di legalità: tutto ciò che è vietato, e quindi punito, deve essere ben descritto da una legge dello Stato. E questa legge, ad oggi non esiste. Anzi esiste la legge 4/2013 la quale ribadisce due concetti già presenti nel nostro ordinamento e cioè: 1) chiunque voglia esercitare una professione non regolamentata può farlo. 2) le professioni cosiddette regolate possono essere esercitate solo da coloro che sono iscritti negli ordini e nei collegi, concetto già espresso nell’art. 348 c.p. che punisce chi esercita abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Ebbene, se facciamo riferimento alle leggi che regolano le professioni riservate, dobbiamo osservare un fenomeno che rende falso ciò che afferma Altrapsicologia. Nelle descrizioni delle diverse attività professionali bisogna distinguere BENE tra atti cosiddetti riservati e atti tipici. Gli atti riservati sono quelli che una legge espressamente riserva ad una categoria professionale, sui quali, ovviamente, non c’è da discutere: è riservata all’avvocato la difesa di un imputato nel processo, è riservata all’ingegnere la progettazione di edifici di più di due piani o in cemento armato, e così via. Esistono poi i cosiddetti atti tipici: è tipico dell’avvocato dare pareri legali, è tipico del commercialista tenere la contabilità: questi atti sono liberi, nel senso che chiunque può compierli, eppure sono liberi relativamente, perchè se compiuti in modo continuativo, organizzato, remunerato, o ingannevole del consumatore sono indici indiscutibili dell’esercizio di una attività professionale specifica. Questo cosa significa nel nostro caso? Significa che Altrapsicologia mente quando vuole far passare gli atti tipici dello Psicologo come atti riservati. Ad oggi non esistono atti riservati per legge alla professione di Psicologo. L’art. 1 della legge 56/1989 da una definizione della professione di psicologo, ma questa è così ampia e per nulla definita da essere inefficace, dal momento che non stabilisce un chiaro confine. Oltre a quella definizione non esiste alcuna legge dello Stato che riserva determinati atti alla categoria degli psicologi. Molti degli atti tipici dello psicologo sono tipici di tante altre professioni (insegnanti, educatori, pedagogisti, infermieri, sacerdoti e potrei andare avanti all’infinito) e persino di molti ruoli non professionali (genitori, volontari in ambito sociale, ecc.). Molte di queste professioni esistevano assai prima dello psicologo ed il fatto che siano atti tipici ANCHE della professione di psicologo non fa di chi li utilizza un abusante di una professione altrui. Ad oggi è abuso di professione SOLO se nel fare uso di codesti atti tipici io lascio anche solo intendere al mio cliente (anche col silenzio) che ho una professionalità che in realtà non ho. Per questo motivo ad oggi l’85% delle denunce di abuso di professione intentate dai vari Ordini degli Psicologi contro Counselor si sono risolte con sentenze favorevoli ai counselor. Solo chi inganna e fa credere di essere ciò che non è, commette reato. In tutti gli altri casi il counseling fatto da non psicologi NON SOLO NON E’ VIETATO dalla legge ma, ripeto, non ci sono ad oggi atti riservati per legge a Psicologi.
2) La Presunzione autoreferenziale: ma non vi sembra grottesco che l’unica categoria AL MONDO che pretende l’utilizzo riservato di determinati termini sia quella degli psicologi? E a voi cosa fa venire in mente? Disagio non si può usare perché richiama al disagio psichico. Ma chi lo ha detto? Tanto per incominciare il termine disagio esiste nella lingua italiana circa dal 1200. Affermare che sia un termine specificatamente psicologico è davvero sinonimo di faccia tosta oltre che di distacco dalla realtà (Freud arriva qualche secolo dopo, qualora lo aveste dimenticato)! E’ a disagio un atleta che sente di non riuscire ad ottenere il massimo dalle proprie prestazioni e si rivolge ad un coach o ad un counselor per ovviare a questo disagio. Perché dovremmo “medicalizzare” questo tipo di disagio e obbligarlo a rivolgersi a psicologi o psicoterapeuti? Non limiteremmo la sua libera scelta di consumatore di rivolgersi a chi ritiene più adatto alle sue necessità?
Altro esempio: l’allora Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana in sede di scrittura della norma UNI ebbe a dirmi che dovevamo cancellare la parola emozioni perché di quelle possono occuparsene solo gli Psicologi! Direi che non aggiungo ulteriori commenti…
E ancora: Altrapsicologia parla nel suo comunicato di analisi della domanda ed a me viene da sorridere perché ripenso alle discussioni infinite durante la stesura della norma UNI sul fatto che dovessimo eliminare questa definizione perché riservata agli psicologi. Anche qui vi chiedo: perché? Come è possibile che diventi di uso esclusivo di una categoria un concetto che esiste da sempre nella fornitura di servizi? Immaginate di entrare dal salumiere (ormai sempre più rari in verità) e dire: “Oggi avrei voglia di qualcosa di sfizioso!”. Se il vostro salumiere vi pone qualche domanda per capire cosa intendete e come può soddisfarvi meglio sapete cosa sta facendo? Ebbene sì, sta facendo ANALISI DELLA DOMANDA! E da domani ricordatevi di chiedergli se ha la laurea in Psicologia altrimenti è un abusivo pure lui. Parimenti farà analisi della domanda il meccanico a cui diciamo: “Sento un rumore strano quando accelero” o il concessionario a cui diciamo: “Vorrei una macchina affidabile e sportiva allo stesso tempo ma che non costi troppo” e potrei andare avanti per mesi.
E ancora autoreferenziale è questa storia della diagnosi. Altrapsicologia dice che un counselor non potrebbe inviare clienti a Psicologi o Psicoterapeuti poiché non possiede gli strumenti per capire se i suddetti clienti siano da inviare ad altri professionisti perché altrimenti avrebbe fatto una diagnosi e le diagnosi sono atti tipicamente medici! Anche qui giocano con le parole. Io ho inviato centinaia di clienti a psicologi e psicoterapeuti in 20 anni (e, detto per inciso, nessuno di loro mi è mai sembrato scontento o offeso) non perché io abbia fatto chissà quali diagnosi mediche ma perché semplicemente alcuni indicatori delle modalità relazionali del mio cliente mi facevano propendere per un più prudente invio piuttosto che per un rischioso proseguimento nella relazione di counseling. E’ come se dicessimo che l’infermiere che sta al Pronto Soccorso da 20 anni e vede arrivare una persona che sembra avere un probabile infarto e va dal medico di turno dicendo: “Oh, vieni di là che c’è una persona che secondo me è a rischio d’infarto!” abbia fatto una diagnosi che non gli compete e sia pertanto punibile dalla legge! A me anche solo pensarlo sembra davvero assurdo!
3) La mancanza di confronto. Sono sconcertato di come una categoria che si professa paladina dell’ascolto, tanto da affermare che ogni tipo di ascolto in Italia dovrebbe essere demandato ad essa, in realtà ascolti così poco e rifiuti il confronto su basi di rispetto per le posizioni reciproche, anche quelle più distanti da loro. Potrei farvi mille esempi ma ve ne farò due emblematici e recenti che mi riguardano. 1) Il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, peraltro uno dei firmatari del documento di AP, che qualche mese fa attacca su Facebook e con un comunicato una nostra socia in modo, a mio avviso, immotivato e violento. Io rispondo civilmente e pacatamente, contestando punto per punto e lui risponde pubblicando sul suo profilo la mia risposta con un commento che dice: “Ecco il “collega” (! N.d.r.) che mi ammonisce e cita dati a caso, errati, argomentazioni senza logica per difendere i suoi counselor di Alessandria!”. E al commento di un utente che legittimamente chiede spiegazioni dicendo: “Quali sono i dati a caso ed errati e le argomentazioni senza logica? ho letto tutto il carteggio e francamente ho riscontrato una documentata linearità nella replica dell’Andreoli” il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte replica: “Non perdiamo tempo su. È tutto davvero ridicolo. Ne abbiamo già perso molto dietro a gente che non vuole formarsi seriamente, e che sceglie scorciatoie. Non perdiamo tempo perché ne perdiamo abbastanza dietro ad abusivi che fanno danni alle persone, che quando si riesce, vengono denunciate e condannate. Ne vediamo già troppe. Non perdiamo tempo su”. Talmente supponente e tranciante questa risposta che l’utente Facebook risponde ironicamente: “ Mi sembra una risposta autorevole, mi ha convinto”! (potete trovare traccia di quanto scrivo sulla pagina Facebook di Reico – Associazione Professionale di Counseling dove troverete anche, riportati fedelmente per completezza d’informazione, l’attacco del Presidente dell’ordine e la mia risposta). 2) Il secondo esempio che voglio farvi riguarda il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto che ha mandato una lettera di ammonimento ad una nostra socia perché pubblicizzava la sua attività di Counseling, contestandole, tra le altre cose, l’utilizzo del termine ludocounseling come termine RISERVATO agli psicologi poiché chiaramente indicante una patologia. Alla mia risposta tramite lettera raccomandata dove facevo presente che probabilmente il Presidente aveva erroneamente interpretato il termine ludocounseling equiparandolo alla ludopatia, quella sì non di competenza di noi counselor e che stesse per favore più attento all’utilizzo della lingua italiana, del suddetto si sono perse le tracce ed ovviamente non ho ottenuto risposta.

Se le premesse sono queste, diventa davvero difficile discutere o anche solo provare a confrontarsi con una posizione di questo tipo che, come avete notato, è talmente presuntuosamente convinta di avere ragione che vede o aggiusta pezzi di realtà in modo davvero arbitrario e davvero poco accogliente… E pensare che l’accoglienza sarebbe uno di quegli atti “tipici” della professione di Psicologo…
Marco Andreoli
Presidente Reico