5° Convegno Nazionale REICO

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Ci vediamo a Bologna!

Il prossimo 2 e 3 giugno saremo a Bologna per il V Convegno Nazionale Reico. Per il titolo ed il tema di quest’anno ci siamo ispirati ad un famoso proverbio cinese che molti di voi conosceranno e cioè: “Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri. Altri, mulini a vento”.

Ci sembrava una bella immagine per fotografare l’attuale situazione della nostra professione in Italia ed anche per introdurre l’argomento che abbiamo scelto per quest’anno e cioè la resilienza. Resilienza come ormai tutti sappiamo, “indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”. (fonte Wikipedia).

Ed in questo senso, purtroppo, questa diventa una questione quanto mai attuale per le popolazioni del centro Italia che sono sottoposte da anni ormai ad una pressione fisica e psicologica drammatica, a seguito delle frequenti scosse di terremoto che devastano quella meravigliosa parte del nostro Paese. Ma di resilienza possiamo parlare anche circa mille altre realtà di cui la nostra cronaca quotidiana è piena: resilienza da parte di intere popolazioni di migranti che partono in condizioni spesso disperate per il loro viaggio della speranza che a volte può trasformarsi nell’ultimo drammatico viaggio; resilienza delle popolazioni che si adoperano per accogliere questi migranti; resilienza delle donne spesso costrette da una cultura maschilista ad essere considerate degli oggetti nelle mani dei loro partner, fino ad estreme e letali conseguenze; resilienza di chi deve subire episodi di bullismo, mobbing e discriminazione in vari ambiti e spesso senza un reale motivo, resilienza di chi si è trovato all’improvviso alle soglie della povertà a causa di una crisi economica mondiale da cui solo pochi eletti sono riusciti a rimanere immuni.

E potrei proseguire per ore. Ma il termine resilienza fa anche venire in mente la definizione data da Trabucchi che la considera: “(…) la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo persistere indica l’idea di una motivazione che rimane salda.

Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza”. (dal sito www.pietrotrabucchi.it)
Questa definizione ben si adatta alla situazione italiana di noi Counselor, nella diatriba con una certa parte del mondo della Psicologia! Sono anni che ci sentiamo dare degli abusivi e che dobbiamo leggere i commenti trionfalistici di alcuni Psicologi ogni volta che una sentenza sembrerebbe (badate bene, sembrerebbe) confermare la loro tesi secondo la quale noi dovremmo essere eliminati come categoria professionale.

La favoletta secondo cui i Counselor sarebbero dei dilettanti che si improvvisano professionisti della relazione d’aiuto nonostante la realtà dica spesso e volentieri il contrario è dura a morire in un Paese in cui un titolo cartaceo vale più del saper essere e del saper fare. Mi sono voluto allora divertire a dare i numeri. Scorriamoli insieme.

Nella mia microscopica ed insignificante (a cospetto di numeri nazionali) esperienza ho raccolto questi dati tutti certificabili. In quasi 20 anni di onesto Counseling ho inviato a colleghi Psicologi e Psicoterapeuti 212 clienti, poco meno di uno al mese.

Nella mia scuola si sono avvicinati al percorso e poi sono diventati Counselor e, anche grazie a questa integrazione tra le due professioni hanno tirato fuori dal cassetto la loro laurea in Psicologia ed hanno iniziato a svolgere la professione, 19 persone (quasi una all’anno) che, al momento di iniziare il percorso di Counseling, non sapevano come utilizzare la propria Laurea in Psicologia.

Viceversa, circa il 20% degli allievi che si iscrivono ad un percorso di Counseling sono motivati a conseguire la laurea in Psicologia e si iscrivono all’Università. Di questi, il 75% consegue la Laurea in Psicologia. Ho avviato in questi 20 anni almeno una cinquantina di progetti dove la figura del Counselor ha collaborato proficuamente con Psicologi o Psicoterapeuti.

Questo riguarda solo me. In Piemonte e Liguria e regioni limitrofe (realtà in cui opero) ci sono almeno 40-50 Counselor con i quali collaboro costantemente o saltuariamente che hanno avuto esperienze molto simili alle mie e pertanto i numeri sopracitati potremmo ragionevolmente moltiplicarli per 50, SOLO per quello che riguarda la realtà che conosco da vicino. Questi sono i miei, i nostri mulini a vento.

Vi sembrano numeri contrari alla Psicologia ed al mondo degli Psicologi? Vogliamo dire una volta per tutte che quando cerchiamo le cause della ingente disoccupazione tra gli psicologi forse potremmo e dovremmo cercare altrove? Io davvero non mi sento in contrapposizione, bensì in collaborazione con Psicologi e Psicoterapeuti. Per fortuna esiste anche l’altra metà del mondo nella realtà degli Psicologi italiani. Molti appoggiano e sostengono il Counseling proprio perché ne hanno compreso l’alto valore integrativo con la loro professione.

Ci sono spiragli in fondo a questa vicenda: mentre siamo in attesa del giudizio del Consiglio di Stato, che confermerà o ribalterà la ormai famigerata sentenza del TAR, qualcosa si muove. Dopo anni in cui i rappresentanti delle nostre Associazioni di Categoria lo chiedevano a gran voce, si è finalmente aperto un tavolo di discussione tra mondo del Counseling e mondo della Psicologia, la famosa Consensus Conference che è ad inizio lavori e che, quantomeno simbolicamente, trovo sia una vera e propria rivoluzione positiva nella direzione del dialogo e del confronto. In questo senso ho chiesto a diversi esponenti dei vari Ordini Professionali non favorevoli al Counseling di poter presenziare al nostro convegno per poterci dare anche l’altro punto di vista e ascoltarlo nel rispetto delle differenze in un confronto che mi auguro sia costruttivo (mulini a vento) e non distruttivo (muri).

Buon convegno a tutti!

Marco Andreoli